Cosa vedere a Bologna: l’Ex Ghetto Ebraico

A soli 5 minuti dalla finestrella il nostro percorso prosegue con una visita in uno dei quartieri più caratteristici del centro città, un quartiere fitto di viuzze, passaggi sospesi da una casa all’altra, ponti coperti, edifici con piccole porte e finestre: questa zona dal caratteristico sapore medioevale è l’affascinante Ex Ghetto Ebraico.

In questa zona della città visse infatti la comunità ebraica bolognese fino al 1569 e tra il 1586 e 1593, anno in cui gli ebrei vennero espulsi definitivamente da Bologna: ben 900 persone dovettero abbandonare la città e per oltre due secoli fu proibito a qualunque gruppo ebraico organizzato di viverci.

la Mano di Miriam nella segnaletica dell’ex Ghetto Ebraico

Al tempo il ghetto era un quartiere chiuso da tre cancelli: il primo si trovava all’inizio di via de’ Giudei, il secondo in via Oberdan e il terzo tra via del Carro e via Zamboni (del quale c’è ancora traccia); questi cancelli, sorvegliati 24h su 24 da guardie, venivano aperti all’alba e chiusi di al tramonto.

Tra i punti di interesse da visitare nel Ghetto non perdetevi un passaggio in Piazza San Martino, sotto la Torre Uguzzoni (vicolo Mandria,1), alla Sinagoga (via Gombruti, 9), a Palazzo Bocchi (via Goito,16), a Palazzo Manzoli-Malvasia (via Zamboni, 14- l’unico accesso al ghetto ancora riconoscibile), alla Piazzetta Marco Biagi (in onore del professore e giuslavorista assassinato nel 2002) e naturalmente al Museo Ebraico.

Una curiosità: gli ebrei di passaggio a Bologna potevano pernottare solo in un albergo, quello che ancora oggi esiste e si chiama “Al Cappello Rosso”, in via Fusari 9. L’albergo veniva chiamato in questo modo per il cappello rosso che gli ebrei dovevano portare in quel momento storico come segno di riconoscibilità.

Oggi l’Ex Ghetto Ebraico è una zona che è stata inserita in un’interessante progetto di rivalutazione urbana, per promuovere il commercio, rivalorizzare delle aree del centro ma anche sensibilizzare le persone al rispetto dei luoghi.

Il simbolo di questo progetto sono delle formelle in porcellana a forma di mano aperta, la rappresentazione ebraica della Mano di Miriam, collegata ai cinque libri della Torah.

Oltre a questo significato queste formelle, che troverete appese lungo le vie e nei materiali e sulle vetrofanie dei negozi, vogliono anche ricordare le cose fatte a mano, dell’artigianato di qualità, tipico dei mestieri che qui una volta si realizzavano nelle antiche botteghe.

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