le botteghe nel Quadrilatero

Cosa vedere a Bologna: Il Quadrilatero, Il Pavaglione e L’Archiginnasio

Da piazza Santo Stefano ci addentriamo nel Quadrilatero, un’area d’antica tradizione artigianale, mercantile e commerciale, che ha avuto il massimo sviluppo nel Medioevo.

Avevano qui sede le principali corporazioni di mestiere della città.

Nel cuore del Quadrilatero si trasferirono agli inizi del Novecento anche gran parte di quelle attività di vendita che, nel Medioevo, erano situate nell’allora stretta via chiamata Mercato di Mezzo, poi divenuta dopo la ricostruzione via Rizzoli.

In questa zona si trovano, in particolare, le gioiellerie, le macellerie, le salumerie, i banchi di frutta e verdura, i panifici, i negozi con la gastronomia tipica e altre attività artigianali e commerciali specializzate e di lunga tradizione.

le botteghe nel Quadrilatero

Uscendo dal Quadrilatero, lungo la strada che costeggia San Petronio (via dell’Archiginnasio) sotto al portico del Pavaglione, incontrerete dopo poco il Palazzo dell’Archiginnasio, sede originaria dell’Università più antica d’Occidente, fondata nel 1088. Qui merita senz’altro una visita il Teatro Anatomico, l’antica aula dove si tenevano le lezioni di anatomia. I corpi erano posizionati sul tavolo al centro della sala, mentre un frate dell’Inquisizione controllava da una finestrella con una grata che non venissero oltrepassati i limiti imposti dalla religione.

Il baldacchino della cattedra è sorretto da due statue lignee eseguite nel 1734 dal famoso anatomista e scultore Ercole Lelli. Le stesse statue vennero chiamate gli “spellati” perchè raffiguravano l’interno dei corpi maschili.

Accesso al Teatro Anatomico e alla Sala dello Stabat Mater (quando non occupata per iniziative culturali):

Lunedì-venerdì: 10:00 – 18:00

Sabato: 10:00 – 19:00

Domenica e Festivi: 10:00 – 14:00

La biglietteria chiude 15 minuti prima della chiusura del Teatro, il biglietto d’ingresso è 3 euro.

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Cosa vedere a Bologna: Piazza Santo Stefano e le Sette Chiese

Continuando il nostro percorso in centro proseguiamo dalle Torri, giriamo a sinistra in Strada Maggiore (l’antica Via Emilia) e attraversiamo Corte Isolani verso un altro luogo imperdibile da visitare, stiamo parlando della bellissima Piazza Santo Stefano. Subito verrete colpiti dalla chiesa che sorge sul fondo della piazza.

Sorta sulla base di un antico tempio pagano, fu immaginata come copia fedele del Santo Sepolcro di Gerusalemme, vide nei secoli una serie di ampliamenti che portarono non ad una ma a ben sette chiese.

Delle sette chiese originarie al giorno d’oggi ne rimangono quattro, la più suggestiva delle quali è la Chiesa Del Santo Sepolcro.

Piazza Santo Stefano e le Sette Chiese

Uscendo dalla Chiesa del Sepolcro si attraversa il Cortile di Pilato che simboleggia il luogo in cui fu condannato Gesù. Da non perdere alcuni capitelli del Chiostro Medievale le cui forme mostruose avrebbero ispirato Dante Alighieri.

Degno di una piccola visita anche il presepe ligneo con figure di dimensioni umane, risalente al XII secolo nella chiesa del martirium.

Infine il museo dedicato a Santo Stefano dove potrete assaggiare l’amaro Flora liquore preparato a mano dai monaci benedettini.

orari di apertura:

inverno: tutti i giorni 9.15 – 18.00;

estate: 9.15 – 19,15.

Durante le funzioni religiose la visita turistica potrebbe essere limitata o sospesa.

Ingresso: a offerta libera

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Cosa vedere a Bologna: Le due Torri

Uscendo dall’ex Ghetto Ebraico proseguiamo il nostro tour alla scoperta di Bologna fino in Piazza Ravegnana.

Arrivati in piazza finalmente vedrete il simbolo della città, le due Torri, la Torre degli Asinelli insieme alla Garisenda, al centro di una raggiera da cui si dipartono le principali strade cittadine.

Durante il Medioevo furono costruite in città numerose torri e case-torri. Se ne contavano oltre un centinaio, innalzate dalle famiglie bolognesi per dimostrare il loro potere, per scopi militari o di difesa.

Con i suoi 97,2 metri la Torre degli Asinelli è la torre medievale pendente più alta del mondo.
Edificata tra il 1109 e il 1119 dalla famiglia Asinelli è una delle 24 ancora visibili dell’antica Turrita Bologna.

Gli anni non contano e neanche la pendenza: potrete salire i 498 scalini della Torre degli Asinelli e ammirare il panorama unico che vi si aprirà davanti.

Orari di apertura:

Dal 1 Marzo al 5 Novembre

Tutti i giorni 9:30–19:30 (Ultimo accesso ore 18:30)

Dal 6 Novembre al 28 Febbraio

Tutti i giorni 9:30–17:45 (Ultimo accesso ore 17:00)

Biglietti

Intero: Euro 5
Ridotto: Euro 3 (under 12 e over 65 anni; scolaresche; studenti universitari; gruppi minimo 20 partecipanti, possessori Card Musei Metropolitani)
Gratis: per i possessori di Bologna Welcome Card PLUS

Modalità di ingresso

La prenotazione è obbligatoria. L’ingresso è organizzato in fasce orarie. Potrete acquistre il vostro biglietto sul sito: https://www.duetorribologna.com/it oppure al Punto Bologna Welcome di Piazza Maggiore 1/e.

Abbiamo un attico con vista strepitosa sulle due Torri, cosa aspetti?

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Cosa vedere a Bologna: l’Ex Ghetto Ebraico

A soli 5 minuti dalla finestrella il nostro percorso prosegue con una visita in uno dei quartieri più caratteristici del centro città, un quartiere fitto di viuzze, passaggi sospesi da una casa all’altra, ponti coperti, edifici con piccole porte e finestre: questa zona dal caratteristico sapore medioevale è l’affascinante Ex Ghetto Ebraico.

In questa zona della città visse infatti la comunità ebraica bolognese fino al 1569 e tra il 1586 e 1593, anno in cui gli ebrei vennero espulsi definitivamente da Bologna: ben 900 persone dovettero abbandonare la città e per oltre due secoli fu proibito a qualunque gruppo ebraico organizzato di viverci.

la Mano di Miriam nella segnaletica dell’ex Ghetto Ebraico

Al tempo il ghetto era un quartiere chiuso da tre cancelli: il primo si trovava all’inizio di via de’ Giudei, il secondo in via Oberdan e il terzo tra via del Carro e via Zamboni (del quale c’è ancora traccia); questi cancelli, sorvegliati 24h su 24 da guardie, venivano aperti all’alba e chiusi di al tramonto.

Tra i punti di interesse da visitare nel Ghetto non perdetevi un passaggio in Piazza San Martino, sotto la Torre Uguzzoni (vicolo Mandria,1), alla Sinagoga (via Gombruti, 9), a Palazzo Bocchi (via Goito,16), a Palazzo Manzoli-Malvasia (via Zamboni, 14- l’unico accesso al ghetto ancora riconoscibile), alla Piazzetta Marco Biagi (in onore del professore e giuslavorista assassinato nel 2002) e naturalmente al Museo Ebraico.

Una curiosità: gli ebrei di passaggio a Bologna potevano pernottare solo in un albergo, quello che ancora oggi esiste e si chiama “Al Cappello Rosso”, in via Fusari 9. L’albergo veniva chiamato in questo modo per il cappello rosso che gli ebrei dovevano portare in quel momento storico come segno di riconoscibilità.

Oggi l’Ex Ghetto Ebraico è una zona che è stata inserita in un’interessante progetto di rivalutazione urbana, per promuovere il commercio, rivalorizzare delle aree del centro ma anche sensibilizzare le persone al rispetto dei luoghi.

Il simbolo di questo progetto sono delle formelle in porcellana a forma di mano aperta, la rappresentazione ebraica della Mano di Miriam, collegata ai cinque libri della Torah.

Oltre a questo significato queste formelle, che troverete appese lungo le vie e nei materiali e sulle vetrofanie dei negozi, vogliono anche ricordare le cose fatte a mano, dell’artigianato di qualità, tipico dei mestieri che qui una volta si realizzavano nelle antiche botteghe.

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Cosa vedere a Bologna: la Finestrella di Via Piella

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta delle meraviglie di Bologna con una piccola curiosità.

Passeggiando per Via Indipendenza, prima dell’incrocio con Via Marsala, arriviamo fino al portico di via Piella.

Sulla destra troviamo una piccola finestra che si apre su una Bologna inaspettata, quella delle acque  sotterranee che fino a due secoli fa erano canali scoperti.

la finestrella di Via Piella

Osservando dalla finestrella il canale che si snoda tra gli edifici colorati si ha la sensazione di essere in una piccola Venezia.

Il canale è la prosecuzione di uno dei canali principali di Bologna, il Canale di Reno che, all’ingresso della città si separa in due rami: il Canale del Cavaticcio e il Canale delle Moline.

Nella Bologna medievale i canali erano molto importanti per le comunicazioni e alcuni erano addirittura navigabili.

Il Canale delle Moline all’epoca era utilizzato per produrre l’energia necessaria ad alimentare ben 15 mulini ad acqua.

Tra i primi del Novecento e il dopoguerra buona parte dei canali furono interrati: la finestrella ci aiuta quindi a immaginare com’era la Bologna che fù.

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Cosa vedere a Bologna: Scalinata del Pincio e Fontana della Montagnola

Il nostro viaggio alla scoperta di Bologna inizia a pochi passi dai nostri appartamenti dove potrete ammirare la monumentale Scalinata del Pincio e la Fontana della Montagnola.

Il 28 giugno 1896 il re Umberto I e la regina Margherita inaugurano, alla presenza di una folla incontenibile, la scenografica scalinata di accesso al parco della Montagnola, progettata da Tito Azzolini e Attilio Muggia.

Iniziati nel 1893 per impulso del sindaco Dallolio, i lavori sono proseguiti per tre anni senza interruzione, impiegando in media 100-150 operai al giorno. La terra scavata è servita a colmare le fosse tra porta S. Isaia e porta Lame.

Scalinata del Pincio – Montagnola Bologna

Nel suo complesso l’opera si compone di tre parti: la scalinata decorata con circa 70 candelabri, il portico su via Indipendenza e il porticato lungo le mura. Il corpo centrale è formato da due fronti sovrapposti, con in cima una terrazza panoramica accessibile da scalee laterali.

Il fronte principale è decorato da due bassorilievi: “Bologna docet” di Arturo Colombarini e Bologna Libertas” di Ettore Sabbioni. Al centro una fontana, eseguita da Diego Sarti e Pietro Veronesi, su disegno di Muggia e Azzolini. Il nostro scultore, pur svolgendo un tema classico, non lascia percepire nulla di moralmente nobile, e tutta la scena è incentrata sull’esibita sensualità di una Ninfa che tenta di salvarsi dalla spire di un polipo. In suo soccorso è giunto un cavallo marino, che con il suo impeto e la sua forza la porta in salvo. Questa opera è il compimento ideale di cento anni di scuola locale, passata dal lavorar di gesso e terra, al marmo e al bronzo; rappresentando senza retorica i progressi di Bologna e dell’Italia unificata. Sarti colloca in luogo pubblico un’immagine sfacciatamente sensuale, fatto che non si vedeva dai tempi delle prosperose sirene della cinquecentesca fontana del Nettuno.

Sarà chiamata volgarmente “la moglie del Gigante”, cioè del Nettuno, e Giosue Carducci le dedicherà un famoso sonetto.

Il nome deriva dal colle romano Pinciano, detto Pincio, quest’ultimo gode di un’ottima visuale sulla città e sin dall’antichità è occupato da ville e giardini. Dopo l’unità d’Italia si assiste alla nascita di vari parchi sparsi per il Paese che prendono il nome “Pincio” in onore della capitale. Infatti, proprio come il Pincio di Roma, questi parchi godono di una terrazza panoramica a cui si accede per mezzo di una scalinata monumentale.

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